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Vaquita

Il nome “vaquita” (piccola mucca in lingua spagnola) è tutto un programma. Non si riferisce ad un animale terrestre erbivoro di grandi dimensioni con un grande naso e dallo sguardo un po’ triste ma, più precisamente, ad un mammifero marino: la focena del Golfo di Caifornia (Phocoena sinus). Si tratta di uno dei più piccoli cetacei esistenti (circa 150 cm di lunghezza per circa 50 kg di peso) che è molto schivo all’uomo e che vive in una zona estremamente limitata della parte settentrionale del Golfo di California (Mare di Cortez) [vedi immagine]. La vaquita presenta una colorazione grigio scura sul dorso e grigio chiara sul ventre, ha un grande anello nero intorno agli occhi e delle macchie sul labbro tanto che, come commenta un ricercatore, “questi animali sembrano truccati, con rossetto e mascara intorno agli occhi”. Questo cetaceo vive in lagune basse e scure situate lungo la costa e raramente è stato avvistato in acque più profonde di 30 metri. La vaquita è così schiva che vi sono pochissime segnalazioni di essa in natura e quello che sappiamo su di lei spesso o deriva dallo studio degli esemplari morti oppure da strumentazioni elettroniche posizionate in mare.

Areale VaquitaLa vaquita non è cacciata direttamente dall’uomo ma, dal momento che nuota e si alimenta molto lentamente, finisce facilmente intrappolata nelle reti da pesca – sia legali che non – che vengono impiegate per pescare un altro pesce endemico del Golfo di California, il totoaba (1), molto richiesto soprattutto dai cinesi a causa della sua vescica natatoria che viene utilizzata sia come cibo ma, soprattutto, come rimedio nella medicina tradizionale e può raggiungere migliaia di dollari al chilo (2).

La vaquita è oramai sull’orlo dell’estinzione tanto che, si stima, ne esistano attualmente solamente 97 esemplari. Il problema del declino della specie è noto sin dalla fine degli anni ’50 del secolo scorso (quando, molto probabilmente, ne esistevano circa un migliaio di individui) ma si sta manifestando in tutta la sua gravità solamente in questi ultimi anni nonostante gli interventi sovranazionali di difesa della specie e gli sforzi economici del governo messicano che ha investito tutte le risorse possibili per ottenere il risultato sperato. Le attuali previsioni, in base alle caratteristiche della popolazione attuale, sanciscono la scomparsa definitiva di tale cetaceo intorno al 2018.

Vaquita_Andrew-Wright_WEBL’umanità potrà sopravvivere benissimo anche senza vaquita perché, data la sua limitata diffusione nel mondo e il suo già esiguo numero originario, la sua scomparsa non rappresenterà una grande perdita, né in termini di nutrimento né per altro scopo. L’estinzione della vaquita, però, rappresenta il fallimento dell’agire umano nel suo complesso perché dimostra come le nostre attività siano fortemente invasive nei confronti degli equilibri naturali da essere potenzialmente in grado non solo di far estinguere un piccolo e insignificante cetaceo ma anche di influire profondamente su altri equilibri – come gli oceani o le foreste – ben più importanti per la possibile sopravvivenza armonica di 7 e oltre miliardi di individui. Nonostante la nostra consapevolezza dei problemi che il nostro agire arreca agli ecosistemi, molto spesso non siamo in grado di invertire la rotta.

Per dimostrare a noi stessi che siamo veramente “intelligenti” (come ci autodefiniamo) e di non autoannientarci miseramente è pertanto necessario che facciamo di tutto per salvare la vaquita. Le azioni da mettere in campo sono tante ma, a mio avviso, per prima cosa dobbiamo eliminare filosoficamente il denaro dal rappresentare l’unico scopo della vita: il denaro è utile per vivere ma non dobbiamo sacrificare ad esso la nostra vita, la nostra salute e il Pianeta dove viviamo. In secondo luogo poi,come ho più volte motivato, dobbiamo iniziare a considerare le aree più significative e più vulnerabili della Terra come delle aree super-protette, collegate in rete tra loro, disponibili solo per la vita selvaggia e totalmente inaccessibili a qualsiasi attività umana, anche la più apparentemente benefica (o meno negativa) quale può essere la ricerca scientifica o il turismo.

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(1) Il totoaba è anch’essa una specie di pesce in pericolo di estinzione che si presenta molto simile alla vaquita potendo raggiungere una lunghezza di 1,8 metri e pesare fino a 136 chilogrammi.
(2) Le vaquite rimangono impigliate principalmente nelle reti illegali che vengono disseminate nel Mare di Cortez per pescare il totoaba, un pesce la cui pesca è vietata ma che è molto richiesto dal mercato cinese. Nonostante il fatto che i pescatori vengano risarciti per le mancate entrate economiche derivanti dalle limitazioni della pesca, solamente pochi di essi riescono a resistere alla tentazione di avere molti soldi dalla vendita illegale dei pesci vietati e, di conseguenza, pescano il totoaba e, indirettamente, causano la morte delle vaquite.
Fonte: Wikipedia; National Geographic

 

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