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Più guardo l’uomo e più penso che siamo ridicoli

Che cosa voglio dire dichiarando che l’uomo è ridicolo? (1) L’affermazione può sembrare un’ipocrisia assoluta e un enorme insulto se pensiamo alla (apparente) supremazia che abbiamo raggiunto rispetto agli altri esseri viventi che popolano la Terra. Se pensiamo alla tecnologia che abbiamo raggiunto, alla manipolazione della chimica, alla genetica, alla grande disponibilità di energia e di cibo. Se pensiamo alla longevità della nostra vita rispetto a quella dei nostri antenati, alle possibilità di cura in caso di malattia e alle regole sociali che siamo riusciti ad elaborare. Se pensiamo all’economia, al linguaggio, all’arte, alla musica, alla religione e, in generale, alla profondità del pensiero simbolico che abbiamo sviluppato in poche generazioni evolutive, durate solo qualche decina di migliaia di anni.

Quello che voglio osservare con questa affermazione è il fatto, da me percepito, che l’illusione di essere superiori alla natura e artefici attivi, non più passivi, delle sue dinamiche ci ha fatto perdere di vista l’obiettivo primario della vita, quello di vivere, di procreare e di garantire un futuro per i nostri discendenti. Il che, tradotto per i tempi moderni e per l’umanità attuale è: vivere sereni e felici, cioè avere benessere (ben-essere, che non è solo quello economico); godere delle relazioni familiari e amicali, magari accudendo anche la prole (non necessariamente quella biologica); garantire a se stessi, ma soprattutto alle generazioni future, le stesse opportunità di benessere su questo insostituibile pianeta.

Quando si osservano, invece, le dinamiche umane tutte collegate in una rete infinita di relazioni fatte di soprusi, di guerre, di disuguaglianze, di religioni, di manipolazioni del pensiero, di distruzione delle risorse ambientali, di alterazione profonda degli equilibri planetari non si può non pensare che siamo semplicemente ridicoli. Se non peggio!

Quando si pensa alla scienza in balia del narcisismo e del vantaggio economico, alla salute svenduta al profitto, alla finanza fine a se stessa che gioca alla roulette russa con i bisogni dei cittadini, alle aziende che anziché essere al servizio del progresso e dei bisogni dei cittadini sono finalizzate solo al becero profitto, come non pensare che l’uomo sia ridicolo.

Quando si pensa alla funzione delle nostre guide (politici, capi religiosi, intellettuali) e si vedono i loro comportamenti ipocriti fatti di gestione del mero potere, di arricchimento economico personale e di manipolazione delle libertà individuali per biechi fini propagandistici come non pensare che l’uomo sia ridicolo.

Quando ci si guarda indietro nella storia delle nostre “civiltà” e si vede distruzione, guerre, ipocrisia, cattiveria, opportunismo, follia collettiva ma, soprattutto, continuità senza fine dell’azione umana senza concrete svolte radicali come non pensare che l’uomo sia ridicolo.

Quando si pensa agli altri esseri viventi che con noi condividono ora il pianeta Terra ma che lo hanno abitato da più tempo di noi, anche quando non c’eravamo o eravamo solo un abbozzo evolutivo, come non pensare che siamo ridicoli. Come non pensare che siamo ridicoli noi che abbiamo bisogno di un telefono cellulare per comunicare, di un gps per orientarci, di vestiti per coprirci, di supermercati per mangiare, di ospedali per curare problemi che in gran parte noi stessi abbiamo generato. Come non pensare che siamo ridicoli noi che diciamo che una lumaca “fa schifo”, che un lupo “è cattivo”,che un topo “è sporco”, che una mucca è un “bene di consumo”, che un pipistrello “non è intelligente”.

Ebbene sì, quando si pensa a tutto questo – e a molto altro – come non pensare che siamo ridicoli. E forse anche stupidi!

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(1) Anch’io appartengo alla specie Homo sapiens e, per questo, non mi posso considerare estraneo al problema.

 

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