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Reverse | Laboratorio di riuso

La realizzazione di una fede d’oro da 10 grammi richiede l’estrazione di 2 tonnellate di materiale grezzo, il consumo di 5 tonnellate d’acqua e 30 d’aria, nonché 10 ore di lavoro e ancora elettricità, cianuro, zinco, ed altri materiali.

Per la realizzazione di uno degli oggetti che quotidianamente utilizziamo sono essenziali l’impiego di energia ed il consumo di un insieme di materie prime. Al termine del suo ciclo di vita, il bene prodotto diverrà rifiuto e si porrà il problema del suo smaltimento. Ma già il processo produttivo che lo ha generato ha portato alla creazione di scarti produttivi da smaltire.

Ad ogni bidone di rifiuti di un singolo cittadino ne corrispondono 70 che sono stati prodotti dalle aziende per la realizzazione di quei beni diventati rifiuti”.

Reverse promuove la ricerca di un pensiero alternativo, da declinare negli ambiti sociale, culturale, economico ed ambientale, che ponga al centro l’uomo e la qualità della vita, le relazioni interpersonali ed il rispetto dell’ambiente.

Il punto di partenza di Reverse è la fine perché parte dalle materie e dai prodotti non più utilizzati (quelli che l’industria definisce “scarti”) per realizzare, attraverso l’ingegno, oggetti utili e funzionali, a metà strada tra l’artigianato e l’arte.

Nel sistema produttivo tradizionale ogni bene che viene prodotto, utilizzato e poi smaltito come rifiuto segue un percorso lineare (materia prima —–> produzione ——> consumo —-> smaltimento). Reverse, invece, ragiona in una nuova dimensione circolare – quella del riutilizzo – in modo che lo scarto, inteso come materia prima, torni all’inizio della catena produttiva.

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