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Le lampade a LED ci rubano il sonno

L’illuminazione artificiale – sia quella pubblica disseminata sul territorio sia quella privata presente nelle case – rappresenta un’importante causa di privazione del sonno che può avere conseguenze importanti sulla salute in generale. Si va dal maggior rischio di obesità e diabete a causa del fatto che la veglia prolungata induce a mangiare di più, ben oltre le necessità energetiche dell’organismo; si arriva al maggior rischio di avere problemi di natura neurologica e comportamentale, come la scarsa attenzione, concentrazione e apprendimento fino ad arrivare all’incremento dello stato di ansia e di depressione. Si giunge infine anche al rischio di avere malattie cardiocircolatorie come infarti e ictus. Insomma dormire è molto importante per una vita sana tanto che si possono avere effetti importanti anche sul sistema immunitario.
In generale la scienza ha osservato che stare svegli più a lungo altera l’espressione di centinaia di geni che incidono fortemente sul benessere e sulla salute delle persone. E le lampade a LED, che vengono considerate un’importante soluzione in termini di efficienza energetica, potrebbero anche peggiorare la situazione.
La luce a LED bianca è, infatti, ricca delle componenti blu-verde dello spettro luminoso che sono proprio quelle a cui sono più sensibili le cellule gangliari della retina che trasmettono al cervello le informazioni relative al ritmo sonno-veglia (ritmo circadiano). Il risultato sarà allora il seguente: l’illuminazione artificiale (in particolare quella a LED, compresi i televisori e i computer che si basano sempre di più su questa tecnologia) segnalerà sempre di più al nostro cervello che non è ancora giunta l’ora di dormire con la conseguenza di farci perdere ogni giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, preziose ore di sonno.
La soluzione, già all’attenzione dei progettisti e dei produttori, potrebbe essere quella di correggere la componente blu-verde delle luci a LED con un’emissione più orientata verso la tonalità giallo-arancio.
Si deve però osservare il fatto che un’importante contributo al mantenimento della salute non si può delegare solo alla tecnica ma deve far parte anche di un atteggiamento di maturità critica e culturale delle persone che, da un lato, le porta ad avere rispetto per il riposo anche attraverso l’elaborazione di un senso del limite per la veglia e per l’eccessiva illuminazione delle case e, dall’altro, le spinge a richiedere una minore quantità di illuminazione pubblica.
Le problematiche in discussione evidenziano il fatto che i fenomeni che riguardano gli equilibri ecologici e quelli del benessere psico-fisico delle persone sono estremamente complessi e che lavorare solo in un unico ambito (nel caso delle lampade a LED sul solo versante della mera efficienza energetica) può far perdere di vista l’obiettivo di ottenere miglioramenti che riguardino entrambi gli aspetti.
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Fonte: “Le Scienze”
La luce artificiale nuoce alla salute

Per analizzare il fenomeno dell’inquinamento luminoso è sufficiente prestare un po’ di attenzione ai luoghi che si frequentano abitualmente per osservare, negli anni, come si moltiplichino sia i pali per l’illuminazione pubblica sia le fonti di illuminazione privata, nei giardini e davanti alle case (1).
Anno dopo anno sempre più numerosi in un inarrestabile processo di crescita quasi ad indicare l’illusione dell’uomo tecnologico di vincere la notte!
Il fenomeno viene anche segnalato da anni sia dai movimenti ambientalisti (che spesso si concentrano di più sul consumo energetico) sia dalla ricerca scientifica che osserva sempre di più problemi legati alla salute delle persone causati dall’eccessiva esposizione all’illuminazione artificiale notturna. Così come l’orecchio ha due funzioni, quella dell’udito e quella dell’equilibrio, anche l’occhio ne ha due, quella della visione ma anche quella di trasmettere al cervello, tramite le cellule gangliari della retina, le informazioni circa la presenza di luce nell’ambiente. Una volta giunti nel cervello questi segnali innescano una serie di effetti diversi: inibiscono i neuroni che promuovono il sonno, sopprimono il rilascio dell’ormone melatonina importante per la regolazione dei cicli sonno-veglia da parte dell’ipofisi, attivano i neuroni orexina nell’ipotalamo che promuovono lo stato di veglia.
In sostanza il quadro è il seguente: l’essere umano si è evoluto secondo i ritmi circadiani regolati sulla luce naturale. Quando c’è luce siamo attivi; quando c’è buio riposiamo. Se, però, durante la notte si accendono le luci artificiali, nel nostro sistema neurovegetativo vengono riprodotti gli stessi segnali che sarebbero propri del giorno. E il fenomeno è sempre più intenso e pervasivo, tantoché nelle zone abitate il buio assoluto quasi non esiste praticamente più!
In un recente articolo de “Le Scienze” viene trattato questo tema osservando che la privazione (o la riduzione) del sonno legata alla presenza di fonti di illuminazione artificiale sia esterne che interne alle abitazioni (compresa la televisione e il pc) predispone ad importanti problemi di salute quali obesità, diabete, malattie cardiovascolari, depressione e ictus.
Secondo le statistiche oramai circa un terzo degli statunitensi adulti attivi lamenta un numero insufficiente di ore di sonno (2), mentre era solo il 3 per cento 50 anni fa. Le cose non sono migliori per i bambini poichè i dati mostrano che, a livello mondiale, ogni notte dormono in media 1,2 ore in meno rispetto a un secolo fa.
Visto l’impatto sempre più evidente (dimostrato dalla scienza) che l’illuminazione notturna ha sulla salute interroghiamoci seriamente su alcuni aspetti ad essa legati:
- è proprio necessario moltiplicare ogni anno le installazioni luminose pubbliche e private o possiamo valutare di mantenere solo quelle assolutamente necessarie?
- è proprio necessario che il sistema economico del consumo ci proponga beni e servizi h 24/24 senza valutare la necessità di un’area franca di riposo notturna?
- è proprio necessario che i nostri comportamenti individuali domestici ci portino a rubare inutilmente ore di sonno al nostro corpo attraverso la televisione e il computer?
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(1) Si pensi che all’illuminazione artificiale viene destinato attualmente il 19 per cento dell’energia prodotta nel mondo!
(2) Normalmente la quantità ideale per gli adulti è di sei ore per notte.
Foto: La crescita dell’inquinamento luminoso in Italia (1971/1998/2025) – www.lightpollution.it
Fonte: “Le Scienze”
Lampione. Ma quanto ci costi?

Quanto ci costa, in termini economici e in termini di inefficienza energetica, illuminare le nostre città di notte?
Per tenere accesi lampioni e semafori le amministrazioni italiane spendono oltre 1 miliardo di euro l’anno, pari a circa 20 euro per ogni abitante del Bel Paese. Secondo l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) le luci stradali notturne consumano circa il 12% di tutta l’energia impiegata per l’illuminazione in generale. Gran parte viene utilizzata per i lampioni (90%) mentre una minima parte va a finire nei semafori (10%).
Al di là dell’aspetto economico (ad es. un Comune di 10.000 abitanti spende indicativamente 200 mila euro l’anno), ciò che questi dati dimostrano è l’inefficienza energetica e gli sprechi che tale pratica incarna, spesso dovuta a vecchie tecnologie, a mancati investimenti, a incapacità della classe politica di fare delle scelte adeguate, all’idea della sicurezza cavalcata da alcuni movimenti ideologici, alla pratica elettorale di accontentare tutti i cittadini (anche quelli che vivono in luoghi isolati) per ottenere voti e consenso.
I risultati, dopo decenni di mediocrità generalizzata, sono i seguenti: in Italia vi è un consumo annuo di energia pro capite per illuminazione pubblica pari a 105 kWh, più del doppio rispetto a quello della Germania che si attesta intorno a 42 kWh. Punto!
Per invertire la rotta e consentire risparmi generalizzati, tanto salutari sia per i bilanci comunali (e indirettamente per diminuire la pressione fiscale) che per la sostenibilità ambientale ottenuta attraverso l’efficienza energetica, sarebbe necessario iniziare da subito ad applicare le seguenti iniziative:
- razionalizzare la quantità di lampioni a quelli strettamente necessari (*);
- migliorare i corpi illuminanti dei lampioni installando tecnologie meno energivore;
- applicare tecnologie di controllo dei lampioni che consentono di regolare l’intensità dell’illuminazione sia sulla base dell’ora della notte (in piena notte è meno necessario illuminare) che al traffico di auto e dei pedoni presenti;
- impiegare maggiormente tecnologie a pannelli fotovoltaici con sistemi di accumulo dell’energia per consentirne utilizzi notturni.
«Si stima che con l’attuazione di interventi idonei a rendere il sistema più efficiente – spiega Giovanni Lelli, commissario ENEA – si possano ridurre i consumi del 30%, con una diminuzione consistente del fabbisogno di energia che comporterebbe un risparmio economico di circa 400 milioni di euro ogni dodici mesi».
È vero che dobbiamo riformare i costi della politica e della “casta”, ma i veri danni che i cattivi amministratori fanno sono più quelli che paralizzano l’innovazione e l’efficienza attraverso scelte senza senso o, peggio, fatte solo nell’ottica di aiutare gli amici degli amici degli amici.
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(*) l’illuminazione notturna necessaria è quella urbana e quella agli incroci che consente sicurezza a pedoni biciclette, mentre è del tutto superflua quella sulle strade secondarie.