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Caos politico e caos climatico

Quando vedo la nostra vergognosa classe dirigente che si azzuffa in Parlamento o nelle sedi dei partiti e, abbandonando ignobili logiche di puro tornaconto elettorale, non è in grado di trovare con responsabilità un accordo sulla gestione di un paese oramai (quasi?) allo sbando… mi viene il voltastomaco! Quando questi “nostri” rappresentanti, per la loro incapacità politica e dialettica, tolgono a forza dal meritato riposo un signore di 87 anni per attribuirgli un ruolo istituzionale cosi importante e delicato come quello del Presidente della Repubblica… non so più cosa pensare!

Nel frattempo guardo con tristezza e impotenza mia figlia che ha poco più di 2 anni e penso al suo futuro e al fatto che le classi dirigenti non hanno capito quasi nulla. Si scervellano (senza crederci troppo nemmeno loro) su come abbassare l’IMU, su come imbrigliare la giustizia, su come aumentare le tasse senza che ce ne accorgiamo, su come far ripartire un’economia dalle fondamenta oramai decrepite e non capiscono che, a monte, i problemi più importanti da risolvere sono altri e, da essi, dipendono poi a cascata anche le tasse, la cultura, l’economia, la salute, il lavoro, la democrazia di un popolo.

Dal momento che in natura tutto è strettamente interconnesso e il buon funzionamento della stessa dipende da numerosissimi fattori che interagiscono reciprocamente, anche nella gestione delle attività umane tutto è strettamente collegato! Se non cerchiamo il bandolo della matassa, se non capiamo l’origine vera dei problemi, andiamo a rischio di curare piccoli sintomi di una patologia ben più grave che, a causa del nostro ritardo, rischia di peggiorare e di non essere più risolvibile per il futuro.

Prendiamo il clima e i cambiamenti climatici (1) in corso, in gran parte dovuti ad errate attività antropiche che si basano sulla combustione del carbonio e sulla distruzione delle foreste. Da quando, intorno agli anni ’80 del secolo scorso, i satelliti hanno iniziato a monitorare l’atmosfera e i ghiacci polari nonché gli scienziati a studiare approfonditamente la climatologia, si è potuto registrare con precisione l’enorme aumento dell’anidride carbonica presente in atmosfera (siamo arrivati a circa 390 ppm mentre all’inizio dell’era industriale eravamo a circa 280 ppm) e si è potuta documentare una ritirata dei ghiacci polari pari al 12% a decennio, con una forte accelerazione in questi ultimi anni. L’effetto finale è che attualmente la superficie coperta da ghiacci spessi e consolidati è il 60% inferiore rispetto a quella del 1981 e il processo di scioglimento globale è ora molto più rapido.

Un cambio di rotta, che essenzialmente deve muoversi nell’ambito della drastica riduzione dei processi di combustione del carbonio fossile e del tasso di deforestazione, non solo è necessario ma per essere efficace deve essere attuato a partire da domani, non oltre.
Inoltre, secondo gli esperti che oramai non appartengono più solo al mondo dell’ambientalismo ma anche a quello delle istituzioni governative ed economico-finanziarie, un cambio radicale di prospettiva potrebbe alimentare un nuovo processo di rinascita dell’economia basata sull’efficienza, sulle fonti rinnovabili, sulla diminuzione delle materie, sulla riprogettazione della produzione e della società nonché sulla sostenibilità ambientale in generale.

Per ottenere tali risultati devono essere fatte delle scelte politiche forti e rivoluzionarie. Ma intanto, mentre la Terra brucia, la nostra classe dirigente cosa fa?

(1) L’allarme è stato lanciato anche dalla Banca Mondiale che ha parlato della possibilità di un aumento di temperatura globale di 4 gradi a fine secolo e del fatto che tale evento metterebbe sotto uno stress devastante buona parte degli ecosistemi che garantiscono la sopravvivenza di miliardi di persone. Di tale ente si vedano il World Developement Report del 2010 e il sito web Climate Change Knowledge Portal.

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