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“IL PD e il futuro che ci aspetta”

Il 29 ottobre 2013 il lettore Melquiades scrive alla rubrìca “Mail Box” del giornale “Il Fatto Quotidiano” la seguente lettera dal titolo “Il PD e il futuro che ci aspetta”:

Renzi e colleghi candidati democratici dovrebbero dirci qualcosa sul debito ecologico. È vero: abbiamo ipotecato le pensioni delle prossime generazioni. Ma soprattutto il loro futuro in termini di risorse ambientali e di qualità dell’ambiente nel quale vivranno. Uscite dall’orizzonte del prossimo sondaggio elettorale e pensate globalmente. Non viviamo un periodo di crisi, ma di transizione. Nulla sarà più come prima. Se vogliamo davvero dare un nome vincente al futuro non possiamo dimenticare la questione ambientale. E non basta qualche superficiale riga, tanto per non dimenticare. Ci vogliono prese di posizione coraggiose. Alla Leopolda nessuna consapevolezza di questo. Solo il rituale piccolo cabotaggio per il potere di domani. L’unico sogno, tante fantastiche nuove tecnologie e tre milioni di nuovi consumatori. Un futuro di morte per il quale non potete chiederci voti”.

Il contesto storico-politico di tale lettera è rappresentato dalle fasi preparatorie per la costituzione – attraverso le primarie – della nuova classe dirigente del Partito Democratico che vede in Matteo Renzi il probabile vincitore assoluto. Per discutere pubblicamente delle sue idee Renzi ha organizzato un evento politico-culturale alla Stazione Leopolda di Firenze.

L’osservazione di Melquiades è sacrosanta e ce la stiamo ponendo in tanti. Sempre di più!

La retorica della politica è vuota e purtroppo Renzi sta ripetendo gli stessi errori che abbiamo visto più e più volte in passato, soprattutto da parte della sinistra: demagogia iniziale per attrarre voti e, una volta raggiunto il potere, scheletrizzazione dell’azione e mantenimento dello status quo. In fin dei conti i principali finanziatori della politica non vogliono assolutamente cambiare!

Visto e considerato il fatto, invece, che la crisi non è solo temporanea ma è “di sistema”, è necessario che si comincino a mettere sul tavolo delle decisioni e a dare in pasto all’opinione pubblica nuove idee, nuovi paradigmi culturali e qualche decisione rivoluzionaria. Unica e sola strada per poter uscire dall’empasse socio-ambientale oramai creata dal sistema basato sul binomio produzione-consumo, maledettamente e sciaguratamente ripetuto all’infinito.

 

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