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Le rinnovabili abbassano i prezzi e fanno risparmiare energia

Ricordo quando, nei dibattiti di qualche tempo fa, si discuteva in merito agli incentivi per le rinnovabili e molti – soprattutto politici, opinionisti da quattro soldi, giornalisti, imprenditori e prestanome di speculatori – sostenevano che con gli incentivi statali i costi per l’energia sarebbero stati più elevati e che gli incentivi non erano altro che un buco nero che non avrebbe prodotto alcun beneficio né al sistema economico italiano né alla sostenibilità ambientale. Ricordo quando dicevano che il costo più elevato dell’energia rispetto agli altri paesi europei avrebbe paralizzato il sistema economico e avrebbe reso il nostro sistema produttivo non competitivo (1). In effetti il loro vero obiettivo era quello di venderci, con malizia e falsità, il nucleare, gli inceneritori, il CIP6, il carbone “pulito”, l’olio combustibile e il petrolio quali fonti energetiche “alternative” e “green”. Noi, che la materia un po’ la mastichiamo, lo sapevamo già ma sono stati in molti a mettersi i prosciutti negli occhi e credere a queste falsità.

Ora, però (e finalmente, dico io), sono usciti i dati che riportano un po’ di giustizia sulla materia e che certificano come stiano veramente le cose. Il Rapporto IREX 2014, elaborato dalla società Althesis con il patrocinio del GSE (Gestore Servizi Energetici) ha certificato che lo sviluppo capillare delle rinnovabili sta cambiando i modelli di produzione e di consumo. Da un lato si affacciano sul mercato i Sistemi Efficienti di Utenza (SEU) che abbattono le perdite di distribuzione, cresce l’autoconsumo e si iniziano a diffondere sistemi di accumulo i quali, assieme, rappresentano la manifestazione di una rete distribuita di produzione e di smart grid, cioè sistemi che consentono di essere contemporaneamente produttori e consumatori di energia e che riducono notevolmente gli sprechi creando efficienza. Dall’altro lato lo sviluppo delle rinnovabili ha consentito di ottenere un effetto benefico sul prezzo all’ingrosso dell’elettricità che è diminuito per effetto dell’abbassamento del costo nei momenti di picco. Tale fenomeno ha consentito un risparmio annuale quantificabile in circa un miliardo di euro.

In merito alla valutazione della crescita delle rinnovabili il Rapporto IREX recita: “La valutazione degli effetti della crescita delle rinnovabili sull’intero sistema italiano rimane al centro del dibattito politico e industriale. L’analisi costi-benefici, che parte dal 2008 e che abbraccia uno scenario al 2030, mostra un saldo positivo compreso tra 18,7 e 49,2 miliardi di euro. Tale risultato, nel minimo in linea con quello dell’anno scorso, sconta il minor valore che il mercato attribuisce al fattore ambientale. Il prezzo degli EUA (Diritti di Emissione, ndr) ai quali è valorizzata la riduzione delle emissioni (fino a 83 milioni di ton di CO2 in meno al 2030), è infatti calato di oltre il 40% nel 2012. Sono però notevolmente cresciuti i benefici tangibili dovuti alla riduzione dei prezzi sui mercati elettrici (peak shaving) attribuibili al fotovoltaico, passati dai 400 milioni di euro del 2011 a oltre 1,4 miliardi di quest’anno. L’indotto e l’occupazione sono le altre principali voci positive del bilancio.

Alla luce di questi dati c’è ancora qualcuno che pensa che investire nelle rinnovabili e nella sostenibilità ambientale rappresenti un freno per l’economia?

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(1) I sostenitori degli incentivi, invece, (tra cui, modestamente, c’ero anch’io) ritenevano che un tale progetto avrebbe contribuito a creare un sistema di produzione energetica più flessibile e più efficiente, più democratico perché distribuito tra un grande numero di produttori-cittadini, più moderno a sostegno dell’industria nazionale e dell’occupazione di qualità, più sostenibile e più competitivo dal punto di vista dei costi di produzione. E così, in effetti, è stato.

 

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