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Ragioniamo per paradossi

Ragioniamo per paradossi e ipotizziamo che, oggi, almeno metà degli italiani abbia buttato un foglio di carta A4 da 80 g nel cestino della raccolta indifferenziata (1). Qualcuno lo ha fatto di proposito, qualcuno non ci ha pensato più di tanto. In tutto fa circa 30 milioni di fogli per un totale di 240.000 Kg di carta che, anziché finire in un centro di riciclaggio per il recupero della cellulosa, finisce in un inceneritore o in una discarica.

Se, poi, questa proporzione si dovesse ripetere tutti i giorni dell’anno si parlerebbe di 87.600.000 (87 milioni circa) annui di Kg di sola carta proveniente dal mancato riciclo di un foglio per persona.

A pensarci bene, avendo ben chiaro cosa siano 87 milioni di chilogrammi, fa venire i brividi! E dimostra, con limpida chiarezza, che il concetto del riciclo dei rifiuti è ambientalmente sostenibile solo a livello teorico. Purtroppo nella pratica questa operazione si scontra con troppe variabili (la cultura, la mancanza di sensibilità, l’inerzia della politica, l’assenza di un servizio pubblico di raccolta, la pigrizia) che vanificano gli sforzi dei cittadini virtuosi e che non fanno ottenere risultati concreti di recupero delle materie e di eliminazione delle discariche e degli inceneritori.

Sarà che dietro i rifiuti – e dietro la loro filiera fino ad arrivare al loro incenerimento – ci sono troppi interessi economici ma è chiaro che il sistema del riciclo ha un pieno valore ecologico solo se funziona come un orologio svizzero. Altrimenti sono solo chiacchiere!

Sì è vero, dirà qualcuno, che ogni anno si recuperano milioni di tonnellate di quella materia o di quell’altro prodotto e le cifre aumentano di anno in anno. Ma perché questo abbia un valore concreto a livello di sostenibilità ambientale deve essere pari al totale. Oramai la pratica del riciclo dei rifiuti è in campo da parecchi decenni e se non è ancora arrivata al livello del 100% significa che, in fondo, c’è qualcosa che non va!

Una possibile soluzione alternativa dovrebbe essere quella di mettere in campo idee e soluzioni nuove. A partire dalla semplice formazione dei cittadini casa per casa, per passare dalla dismissione delle cave e degli inceneritori con lo scopo di dare vita a centri di recupero totale del materiale, fino ad arrivare alla riprogettazione dei prodotti, dalle materie che li compongono alla facile separabilità delle stesse a fine vita.

Purtroppo i tempi cominciano, per mille ragioni, ad essere stretti e non è più tempo di buttare al vento parole… parole… parole…

(1) osservando i comportamenti negli uffici di varie città d’Italia che frequento in qualità di consulente, secondo me le quantità sono molto più elevate rispetto a quelle ipotizzate.

Foto: aliceandmyworld

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