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Vietato fumare. Il fumo fa male

Un paio di anni fa è venuto a mancare mio padre per un carcinoma polmonare, un tumore molto aggressivo che ha resistito impavido e subdolo alle numerose cure a cui si è sottoposto. Carlo, che aveva 69 anni, aveva fumato 20 sigarette al giorno per più di 50 anni e, anche se vi possono essere state altre piccole concause e non sia scientificamente dimostrabile la sola relazione con il fumo per la sua malattia, quelle maledette 365.000 sigarette (1) – una più, una meno – che negli anni si è fumato hanno sicuramente e profondamente inciso sul suo stato generale di salute.

È infatti risaputo che nel tabacco di sigaretta e nella carta che lo contiene, a seguito della combustione si producono circa 4 mila sostanze chimiche, tra cui alcune di esse risultano essere cancerogene e/o estremamente pericolose per la salute come la nicotina, il benzene, l’ammoniaca, il polonio 210, i metalli pesanti e gli idrocarburi policiclici aromatici. Tutto questo è abbastanza conosciuto ed è da anni che tali informazioni ci vengono continuamente portate a conoscenza. Non solo si cerca di dissuadere i singoli individui dal fumare ma da una decina di anni a questa parte si è anche iniziato a pensare di tutelare i non fumatori – in primis bambini e donne in stato di gravidanza – stabilendo per legge il divieto di fumo nel locali pubblici chiusi, in particolare bar, ristoranti, uffici pubblici e luoghi di lavoro (2).

Quello che però poco si dice è il fatto che gli agenti chimici che si producono dalla combustione della sigaretta non fanno male solamente alla salute ma altresì all’ambiente e, indirettamente, sempre al nostro benessere fisico.

Finalmente qualche tempo fa l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e la SITAB (Società Italiana di Tabaccologia) hanno cercato di evidenziare il problema dell’inquinamento ambientale proveniente dai rifiuti prodotti dai fumatori ed abbandonati un po’ ovunque facendo riferimento alle varie pubblicazioni scientifiche sull’argomento. Lo scopo è quello di promuovere una certa consapevolezza sul tema e porre l’attenzione sulla corretta raccolta di rifiuti molto pericolosi – le “cicche” – che singolarmente non vengono percepiti come tali ma che, se si considerano i 72 miliardi di sigarette consumate ogni anno in Italia, rappresentano di certo un enorme problema.

Cicche sigarettaDal punto di vista tecnico il filtro di sigaretta è composto di un materiale, l’acetato di cellulosa, che è dotato di un elevato potere filtrante ma che, come è abbastanza intuibile, si impregna facilmente di tutti i veleni prodotti dalla combustione del tabacco e della carta. Si pensi che nel mondo, si stima, vengono annualmente gettati più di 5 trilioni (5 mila miliardi) di mozziconi. In Italia, invece, si stima che dei 72 miliardi di sigarette consumate all’anno vengano gettati a terra circa 50 miliardi di mozziconi. Con le sole cicche gettate a Roma (circa 1,7 miliardi), mettendole in fila una dietro all’altra, si coprirebbe una distanza di circa 51 mila km (3), molto di più della circonferenza dell’equatore (40.075 km). Questi mozziconi poi, impregnati di agenti chimici pericolosi, in circa 5 anni si disgregano ma continuano a persistere nell’ambiente inquinando senza sosta acque superficiali, mari e terreni.

È seriamente giunta l’ora – dice l’ENEA e la SITAB – che si inizi a considerare tali cicche come dei rifiuti speciali da non abbandonare nell’ambiente. È giunta anche l’ora che si inizi ad obbligare i fumatori a buttare i mozziconi in contenitori specifici disseminati nelle città e, in loro assenza, in contenitori tascabili che ognuno di loro deve avere in dotazione con sé. È giunta l’ora che si inizi a sanzionare seriamente chi abbandona le cicche nell’ambiente (4).

È giunta l’ora – direi io con uno sguardo più ampio e nell’ottica della bioimitazione (5) – che, se si vuole consentire la liberta di scelta agli individui di fumare o meno, si inizi allora a considerare tutta la produzione di sigarette, dalla coltivazione del tabacco alla produzione delle stesse fino allo smaltimento dei rifiuti, anche dal punto di vista della sostenibilità ambientale di tale pratica.

In quest’ottica nulla depone a favore del fumo, tranne le schifose accise sulla vendita delle sigarette e gli enormi immorali profitti per i pochi produttori mondiali. Bisognerebbe avere magari anche il coraggio di dire una volta per tutte che il fumo fa male ed è vietato fumare!

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(1) 20 x 365 x 50 = 365.000. Pensando che una sigaretta sia lunga in media circa 8 cm, se si mettessero una vicino all’altra tutte quelle sigarette coprirebbero una distanza di 29.200 metri, equivalenti a circa 29/30 km. Caspita!
(2) L’art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 “Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione” s’intitola: “Tutela della salute dei non fumatori” e definisce le misure che servono ad eliminare l’esposizione al fumo passivo in tutti i luoghi chiusi, pubblici e privati.
(3) 1.700.000.000 x 3 cm (misura indicativa del mozzicone) = 51.000 km
(4) Nella nuova legge sul fumo pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 18 gennaio 2016 (D.Lgs. 6/2016 di recepimento della Direttiva comunitaria 2014/40/UE) dal prossimo 2 febbraio 2016, oltre a varie regole di prevenzione sul fumo, è stata stabilita anche una norma punitiva su chi butta i mozziconi per strada e che può essere multato fino a 300 euro in base al collegato “Green economy“ della nuova legge di Stabilità (art. 40 della legge 28 dicembre 2015 n. 221). In particolare tale articolo “Rifiuti di prodotti da fumo e rifiuti di piccolissime dimensioni“ afferma che “E’ vietato l’abbandono di mozziconi dei prodotti da fumo sul suolo, nelle acque e negli scarichi”.
(5) Nella logica della bioimitazione tutto ciò che non è in linea con il funzionamento della natura non andrebbe fatto, senza compromessi, perché prima o poi si trasferirà alla collettività come costo indiretto (economico e sociale).
N.B. Dedico questo articolo a mio padre Carlo e al suo inutile “sacrificio”. Ciao papà.

 

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