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E se finisse il ferro?

Il dibattito sull’approvvigionamento e sull’incremento dei prezzi di questi ultimi anni delle principali fonti energetiche – petrolio e gas naturale – ha posto l’attenzione anche sulle dinamiche di altre materie prime, soprattutto metalli, prima non molto considerate dall’opinione pubblica in termini di flussi commerciali, tranne che nell’ambito molto ristretto delle speculazioni finanziarie.

L’analisi approfondita delle materie prime richieste dall’industria, l’aumento dei loro prezzi sul mercato mondiale, la loro nuova distribuzione geografica in termini di utilizzo attualmente orientata più verso est (Cina e India) che non verso l’Europa o l’America del Nord, ha fatto emergere un aspetto nuovo e, da un certo punto di vista, dirompente: le risorse cominciano ad essere scarse e, viste le riserve stimate e l’attuale ritmo di consumo crescente, molte di esse sono destinate ad esaurirsi entro breve tempo.

Ciò fa aprire una fase nuova nella storia dell’uomo moderno, che deve cominciare a misurarsi, prima, con la scarsità di risorse che credeva pressoché illimitate e, poi, con la loro scomparsa (per scopi industriali, naturalmente) dalla Terra.

In base alle dichiarazioni del USGS (United States Geological Survey), da qui ai prossimi 80 anni – ma molte materie si esauriranno prima del 2050 – dovremmo fare i conti con l’esaurimento dei ben conosciuti argento (anno 2021), oro (anno 2024), stagno (anno 2026), piombo (anno 2028), mercurio (anno 2033), rame (anno 2034), ferro (anno 2057), alluminio (anno 2074) e dei meno conosciuti ma altrettanto importanti per il mantenimento del nostro benessere: stronzio, cadmio, manganese, nichel, tungsteno e molti altri.

Sia ben chiaro che alle date presunte di esaurimento le materie non scompariranno come scompare il coniglio dal cilindro del mago. Esse, in quelle date, non saranno più economicamente cavabili dalle miniere, saranno all’interno di prodotti già presenti nel Sistema o saranno sepolte nelle discariche con i prodotti oramai diventati rifiuti. Quello che è abbastanza pronosticabile è che, dal loro esaurimento, esse non potranno più essere economicamente utilizzate nelle tecnologie di produzione dei beni. E ciò, se non si ha un’alternativa, non è il massimo!

Al di là dei vari proclami che enfatizzano l’onnipotenza della tecnologia nella soluzione di tutti i problemi – compreso quello della scarsità od esaurimento delle risorse – ciò che emerge con certezza da tutto ciò è che l’unica soluzione praticabile sia quella di iniziare da subito il percorso verso la riprogettazione del sistema economico e produttivo nonché del sistema di produzione dei prodotti verso la strada della sostenibilità ambientale. Perché il sistema economico e produttivo non deve più essere legato solo allo scambio e al consumo della materia e delle merci ma deve dare più valore al lavoro e alla qualità. Perché il sistema di produzione deve iniziare a progettare i beni con un minimo uso delle materie, con la totale loro riutilizzabilità e riciclabilità a fine vita basando il tutto sul principio dell’efficienza.

Solo così si potrà garantire la salvaguardia delle materie prime e la loro disponibilità alle generazioni future a cui, invece, per ora, stiamo solamente garantendo una pesante eredità di scarsità e che, al fine di soddisfare solo la nostra avidità, ignoranza e stupidità, esse non meritano!

Tempi esaurimento risorse | Fonte: Bioimita.it

Foto: Wikipedia

3 Responses to E se finisse il ferro?

  1. […] e una lotta senza quartiere per accaparrarsi le ultime riserve di questo metallo strategico, il cui esaurimento, da parte dell’USGS (United States Geological Survey), è previsto intorno all’anno […]

  2. […] Nell’articolo “E se finisse il ferro” la USGS (United States Geological Survey) ipotizzava il 2050 come anno di esaurimento del […]

  3. […] gestiti e smaltiti. E, anche quando le stampanti 3D producono beni in metallo, utilizzano una risorsa non rinnovabile ed esauribile, con tutte le conseguenze ecologiche che questo […]

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