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Life without plastic

Qualche anno fa il giornale britannico The Indipendent ha pubblicato la storia di Thomas Smith, un dottorando in chimica di Manchester che ha tentato di vivere senza plastica. Dopo sei mesi si è purtroppo arreso perché questo terribile e fantastico materiale è dappertutto e pervade con involontaria insistenza tutta la nostra esistenza quotidiana e tutta la nostra vita. Da quando nasciamo a quando la nostra pelle è la carta geografica delle nostre numerose esperienze di vita la plastica è con noi. Dal biberon al catetere ospedaliero. Dalla penna al computer. Dalle bevande al cibo non ne possiamo fare a meno e chi ci ha provato si è dovuto arrendere di fronte allo stress di combattere un “nemico” troppo potente.

È stato abbastanza difficile trovare frutta e verdura senza imballaggi di plastica – ha affermato Thomas Smith – ma le ho trovate nei piccoli negozi di quartiere. Più complesso è stato trovare la carta igienica non imballata o dentifricio e spazzolini da denti non in plastica. Il sapone poi me lo sono fatto da solo. Anche fare acquisti in internet non è stato semplice – continua Smith – perché gli imballaggi degli spedizionieri sono anch’essi in plastica”.

Di fare a meno della plastica ci hanno provato anche molti altri. E tutti, prima o poi, hanno dovuto desistere dall’impresa. Beth Terry, dalla California, afferma di essere riuscita a vivere senza plastica per anni, anche se non è riuscita a far sì che il suo bagno fosse del tutto plastic free. Gavin McGregor, di Londra, ha sperimentato una vita senza plastica ma è durato solo un mese per le enormi difficoltà di acquistare, in una grande città, alimenti senza imballaggi di plastica.

Tutto questo nonostante il fatto che gli ingredienti chimici di più del 50% della plastica in commercio siano, in accordo con la classificazione delle Nazioni Unite, molto pericolosi per la salute. Ne è un esempio il Bisfenolo A presente in numerosi prodotti, tra cui dispositivi medici e imballaggi per cibo e bevande; gli ftalati che possono danneggiare il sistema riproduttivo e possono procurare asma e cancro; gli additivi del PVC, del polistirene, del poliuretano e del policarbonato che sono dei potenti interferenti endocrini e possono provocare il cancro.

Fare a meno della plastica risulta impossibile anche nonostante il fatto che essa rappresenti un grave problema per la corretta gestione dei rifiuti, compreso il loro riciclo. Circa la metà dei rifiuti plastici prodotti nell’Unione europea finisce nelle discariche e non viene trattata. A livello mondiale la produzione di plastica è aumentata dagli 1,5 milioni di ton. del 1950 agli attuali circa 260 milioni di ton., di cui circa 60 milioni di ton. sono prodotti nella sola Europa, con un incremento previsto di circa il 5% annuo.

È certo che si deve fare qualcosa. E presto. Da subito è necessario che si inizino a stabilire delle regole che impongano plastica totalmente riciclabile o compostabile. Ma anche questo non è sufficiente perché la raccolta dei rifiuti e il conseguente riciclo degli stessi è un fenomeno troppo capillare e complesso per poter funzionare bene. Sarà allora necessario cercare di far sì che già dalla produzione siano evitati i prodotti usa e getta e si inizi a pensare maggiormente al riuso degli stessi, affinché possano avere una nuova vita senza diventare per forza rifiuti. Piuttosto che eliminare la plastica – per ora ancora insostituibile – sarà necessario operare perché la stessa comporti il minor impatto ambientale possibile e sia concepita – attraverso imposte che la tassino enormemente o attraverso metodi che ne impediscano l’uso indiscriminato – come un materiale raro, da riutilizzare e trasformare continuamente.

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Nota: Per chi desiderasse provare a vivere senza plastica o per chi fosse semplicemente interessato a limitare il proprio impatto ambientale derivante dall’uso di tale materiale può cercare ispirazione per prodotti senza plastica nel sito Life Without Plastic (www.lifewithoutplastic.com).
Fonte: The Indipendent

 

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